Grecia Canarie, una piccola Odissea al tempo del Covid

Partiti dall’antico regno di Itaca il 21 novembre 2019 diretti verso le Canarie attraverso le terre Calabre e la Sicilia, ma, la Sardegna e il fato si sono posti di mezzo scompigliando ogni programma.

Questa vuole essere una summa di un anno vissuto in simbiosi con Path Finder “la poderosa” barca di Velainsieme. L’idea era quella di continuare la stagione del 2019 anche d’inverno alle Canarie, quindi preparata la barca in cantiere a Preveza, con l’aiuto dell’amico Vassilli, e svolti gli ultimi lavori a Sami, partiamo -un pò tardi.
Abbiamo raccontato parte della nostra piccola Odissea man mano negli articoli che qui riporto:

Prima tappa 210 nm
Il mago Gattuso ci apre la porta del Tirreno
Lasciamo Roccella alle spalle, con una pedata
Sicilia orizzontale e verticale.
Tra Sicilia e Baleari c’è di mezzo la Sardegna
Sardegna terra della pietra.
Gli amanti di Spargi (Nord Sardegna)

Una volta scoperta Cagliari e parte delle bellezze offerte dalla Sardegna, bloccati da look down nel marina a guardare i branchi di grossi muggini che vagavano sotto i pontili e gli amici delfini che sfoltivano quotidianamente gli stessi branchi, i fenicotteri che all’alba e al tramonto proseguivano i loro spostamenti nel cielo sopra le nostre teste trasferendosi tra stagni di una zona e un’altra, qualche barbecue a base di muggini o porceddu con la piccola comunità dei residenti nel marina, siamo arrivati al post primo look down. 

La stagione vera e propria di Velainsieme si apre dopo la piccola crociera nell’arcipelago della Maddalena ospiti sulla barca del caro amico Antonio, lì imbarchiamo per caso due giovani sardi Stefano e Matteo che ritroviamo poi a Cagliari su Path ai primi di giugno.

Viva gli sposi

Da quell’assaggio di mare incontaminato che ha ispirato il bellissimo testo scritto da Ana Torres “gli amanti di spargi” torniamo a Cagliari. Ufficialmente e di buon auspicio il primo tour si inaugura con una bella coppia di sposi con i quali affrontiamo dopo la sosta doverosa a Pula -l’antica Nora (importante porto dei Fenici e poi romano), una bella botta di maestrale per guadagnare il golfo di Teulada, troppo forte per i neofiti, decido di tornare a Nola col vento in poppa, sosta fino al tardo pomeriggio e poi con il vento calato ci riproviamo, arriviamo e ci fermiamo davanti alle bianche spiagge di Kia, purtroppo la notte l’abbiamo passata in balia di correnti e beccheggio fastidioso soprattutto per i due sposini non avezzi a galleggiar sul mare, il mattino seguente arriviamo a porto Malfitano nel golfo di Teulada.

E poi, via col vento, con il gruppo dei simpaticissimi amici di Roma, navigati a sufficienza, tanto da far fare a Path più miglia del previsto e che hanno la bella intuizione di inaugurare la stagione del “deck-party”, esploriamo la costa a sud est di Cagliari, Villa Simius, Costarei e da lì puntiamo verso Teulada golosi di insenature profonde e poco affollate. Bella la scoperta della baia “degli americani” con le mucche al pascolo libere dietro la spiaggia, è stato bello e intenso navigare con due validi aiuti skipper e due super cuoche .

Terza settimana con tranquille veleggiate fino alle isole di S. Pietro e S. Antioco, ci siamo goduti la natura, i tramonti, il mare cristallino e c’è scappata anche qualche lezione universitaria da parte della Prof. ospite a bordo in smart working (in barca si può rimanere collegati con il resto del mondo se si vuole).

E poi ancora col gruppo misto di affezionati milanesi e bolzanini, avanti fino a Porto Pino, S. Antioco, S. Pietro, Carloforte, La tonnara a Nord, evitando per un pelo la struttura della tonnara stessa, al ritorno sosta furtiva in una piccola baia a ridosso di Capo Teulada, supervietata, per evitare il vento contro ma con la raccomandazione di menare le tolle al primo mattino seguente. Morale, al mattino qualcuno decide di tuffarsi per fare una bagno mentre una lancia della capitaneria di porto più a largo passa davanti alla baia, si fermano e ci osservano, tiro su l’ancora immediatamente richiamando le due sirene che tranquille nuotano lì intorno, giusto in tempo, sarà sembrato solo un passaggio ravvicinato nella baia, cosa che ci ha fatto evitare una denuncia per violazione anche penale.

Ancora una volta verso sud ovest con i quattro giovani (stoici) che hanno popolato la cabina di prua, forti di 8 persone d’equipaggio ma con un maestrale tosto annunciato per tre giorni, un pezzetto alla volta siamo riusciti ad arrivare a Porto Pino, pagando con la rottura definitiva della randa che era già concia, prevedendo la cosa mi ero già procurato un’altra vela che però abbiamo dovuto adattare con la sostituzione dei garrocci, un grazie di cuore ad Ana ed Andreas che si sono adoperati professionalmente per la sostituzione.

Un caffè e via si riparte per La Maddalena

E poi il trasferimento alla Maddalena col felice incontro in mare del primo proprietario di Path Finder che ci ha affiancato con un grande catamarano, curioso inizialmente e pieno di stupore quando ha scoperto che era proprio quella barca che lui aveva allestito negli anni ’80 assieme al fratello e che si era goduto per tanti anni. A volte l’immensità del mare avvicina.

Contentissimi tutti della bella famiglia di Bari con la quale abbiamo esplorato l’arcipelago, la bellissima e onirica Lavezzi, e il sud attorno a Bonifacio, purtroppo il marina di Bonifacio era strapieno.

Siamo stati più fortunati la settimana successiva potendo fermarci nel marina e visitando il paese arroccato, veramente bello. Anche in questa settimana il maestrale l’ha fatta da padrone forzandoci con soste in baie protette. 

Giunti ad Olbia per l’ultimo scalo in zona Ana è sbarcata per far ritorno a Valenzia, l’insegnamento e la filosofia l’hanno richiamata in patria, sostituita da Nico che appena arrivato a tarda sera da Firenze si è subito ritrovato in mare aperto col maestrale che pompava da poppa diretti verso le Eolie, “ma? – io pensavo di navigare qui in Sardegna” mi dice una volta salpati, forse non ci siamo compresi??. Giù sparati senza tregua per due giorni fino a guadagnare Salina, questa traversata sebbene impegnativa ha sicuramente lasciato un indelebile e positivo segno nella nostra memoria.

Il giorno dopo un lento trasferimento di osservazione della costa per i tour seguenti fino a Milazzo dove abbiamo imbarcato un bellissimo e simpatico gruppo di due famiglie, ragazzi adolescenti compresi. Si parte per Filicudi, sosta e pernottamento davanti alla spiaggia di Valle Muria a Lipari, una volta guadagnata Filicudi si riparte alla scoperta delle altre isole, Salina, Lipari, Vulcano (con ascesa sulla vetta), Panarea, qui ci fermiamo al riparo dal vento e rinunciamo la visita a Stromboli.

Dulcis in fundo le ciliegine sulla torta, 5 bellissime e scatenate ragazze tutte native del nord della Sardegna che rianimano e scompigliano gli animi incrostati di salsedine dei due marinai al governo di Path. E’ bastato forse un solo giorno affinché le fanciulle trovassero il loro equilibrio in una nuova e sconosciuta dimensione per loro, fatta di attenzione al consumo dell’acqua, agli spazi ridotti, all’impossibilità di scendere a terra in tutti i momenti della giornata… ma, abbiamo trovato assieme il giusto mix di piacere e comfort. Un grazie di cuore per l’allegria e la spensieratezza in cui mi hanno coinvolto e per la commozione che hanno provato quando ci hanno dovuto lasciare a Milazzo che mi ha toccato profondamente.

Velainsieme grazie a Path (la poderosa), mai come quest’anno, ha svolto sicuramente un ruolo importante verso tutte le persone che sono salite a bordo, offrendo momenti di spensieratezza e di libertà, facendo dimenticare a tutti, anche se solo per una settimana, distanziamenti e isolamento.

Giunti oramai, quasi alla metà di settembre ho deciso di chiudere le danze, dopo aver peregrinato sulle orme di Ulisse negli stessi mari, come lui, ho sentito il richiamo del regno di Itaca. Di nuovo tra Scilla e Cariddi, sosta a Reggio Calabria dove il Mago Gattuso ci ha offerto in barca una cena e musica dal vivo con il suo mandolino e la sua lira e finalmente ha definitivamente aggiustato la piccola perdita alla pompa di iniezione.

Qui mi ha raggiunto prima Valentina (mia nipote) magra come un chiodo che aveva bisogno di riprendersi, provata da vicissitudini travagliate, poi è arrivata Carla da Milano già presente nel gruppo di metà luglio a darmi man forte per la traversata. Si parte con sferzate di vento al traverso, guadagniamo Capo Spartivento, l’estremità sud est della Calabria, dove ci fermiamo alla fonda per la notte. Al mattino colazione e bagnetto e poi via a tagliar in due lo Ionio diretti ad Asso (Cefalonia), dobbiamo affrontare mare e vento non favorevoli, vele strette di bolina e motore fino a metà percorso, poi il vento diventa più favorevole, bolina larga, guadagniamo velocità e nel cuore della seconda notte buttiamo l’ancora nella piccola baia di Asso tra la fortezza e il pittoresco paesino. Purtroppo Carla non riesce a trovare le coincidenze per il volo di rientro e ci deve lasciare il giorno dopo. Valentina che nella traversata non ha fatto una piega, anzi, si è nutrita per tutto il tempo di mare, sole, sonno e vento, comincia a rinascere. A sera cercando di trovare un posticino per cena in una taverna di Asso conosciamo Tiziana che gentilmente ci cede il posto al suo tavolo vedendoci in piedi ad aspettare. Invitiamo al tavolo Tiziana -romana verace- che vive e lavora ad Atene per Google (ma questa è un’altra storia),  c’è subito empatia e tra calici di vino e Huzo scopriamo che è in vacanza alla scoperta delle bellezze di Cefalonia, la invitiamo a fare un piccolo cambio di programma offrendole una notte a bordo e la visita al mattino seguente delle bellissime spiagge bianche a nord est di Itaca, incredula ed entusiasta si unisce a noi. Arriviamo alla meta, le due donne si godono la spiaggia quasi tutta per loro, fatichiamo non poco a disincagliare l’ancora incastrata tra rocce infide, qui saltan fuori doti inattese di aiuto skipper da parte di Valentina, poi come previsto puntiamo su Fiscardo per sbarcare Tiziana che avrebbe raggiunto la sua macchina in bus ad Asso, guardo le previsioni sull’area delle isole ioniche, invece che puntare su Sami decido di andare verso nord protetto da vento forte previsto da ovest, Tiziana entusiasta non ha l’umore di chi vuole sbarcare e allora le proponiamo di allungare ancora la sua piccola crociera seguendoci fino a Nidri, da lì avrebbe potuto prendere il traghetto per Asso l’indomani, cambiamo rotta in tre e filiamo via verso Lefkada col vento al traverso, un pò sorpreso dal vento in arrivo, insolito per quei luoghi, riguardo le previsioni allargando il campo a tutto il mar Ionio, sorpreso individuo un ciclone già formato e minaccioso che si dirige da Ovest verso Cefalonia e Zante, rilevo il raggio d’azione e la sua forza ai margini e valuto di essere al sicuro nei pressi di Nidri, scartando subito l’idea di rifugiarmi al marina di Lefkas che si è poi rilevato strapieno. Morale, attendiamo il ciclone (marginale) prima nella Tranquil Bay di fronte a Nidri e poi con non poche difficoltà alle prime luci dell’alba, al freddo e sotto l’acqua, riusciamo a sollevare l’ancora e ci spostiamo nel vicinissimo specchio d’acqua di Vliko, dove in 5 m. d’acqua e su fondo di fango riesco a mollare circa 60 m. di catena, finalmente mi sento in sicurezza e riposiamo sotto le coperte mentre fuori il vento e la pioggia sferzano la barca. Passata la tempesta Tiziana riesce a imbarcarsi e noi proseguiamo tra le isole di Meganisi, Kalamos, Kastos, ci fermiamo per il compleanno di Valentina ad Astakos, dove facciamo il pieno di pesce a buon mercato prima di salpare per Atokos, finalmente riscoperta con pochissime barche. Arrivati a Sami riattivo la batteria della mia auto che mi attendeva da più di un anno, visitiamo S. Eufemia -un disastro- qui la tempesta ha fatto dei seri danni sia alle barche che al centro abitato, così pure a Kioni, ad Argostoli, ad Asso….Oltre al Covid ci si è messo anche Nettuno.

A malincuore dirigo per Missolungi, bella cittadina nel golfo di Patrasso, l’ultima meta è l’amata Trizonia, tranquilla isola nel golfo di Corinto, luogo di incontri, di nuove amicizie, di pace. Da qui non vorresti mai partire e se proprio devi non vedi l’ora di ritornare. L’ultima notte l’abbiamo trascorsa in parte con un pescatore del luogo che ci ha portati sulla sua barca a cacciare con l’arpione pesci e octopus, che bello, gesti e movimenti senza tempo.

Classificazione: 1 su 5.

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